Alla scoperta dei baci di Hayez

Pinacoteca di Brera

Francesco Hayez, pittore che emblematicamente rappresenta il Romanticismo italiano, ha lasciato al mondo una delle opere più celebri e riconoscibili del XIX secolo: “Il Bacio”.

Questo dipinto, ricco di passione e di sfumature simboliche, cattura l’essenza di un’epoca e continua ad affascinare esperti d’arte e amanti della pittura di ogni generazione.

Tutti i milanesi sanno dove si trova il bacio di Hayez: la versione più famosa è custodita nell’ultima sala della Pinacoteca di Brera.

Non tutti, però, sanno che questo quadro straordinario non è un esemplare unico, anzi. Il Bacio è stato dipinto in diverse versioni. Alle Gallerie d’Italia di Milano, nel 2016, le tre più celebri vennero affiancate l’una all’altro, in una esibizione storica e, speriamo, non irripetibile.

Cerchiamo di capirne di più con un virtuale tour dei baci di Hayez (la maggior parte delle opere, però, potete andare a vederle di persona).

Capire il bacio di Hayez

A Brera si trova il primo Bacio di Hayez, quello che ha dato il via a tutto questo trambusto di labbra che si trovano piene di passione. Il titolo completo dell’opera era “Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV”. Arriverà in Pinacoteca di Brera qualche decennio più tardi.

Il quadro fu dipinto nel 1859, un periodo chiave nel processo di unificazione italiana, infuso di fervore patriottico e desiderio di indipendenza.

Francesco Hayez era noto soprattutto per i ritratti e le scene storiche, eppure dipinse un’appassionata coppia che si scambia un bacio all’ombra di un passaggio segreto, simbolo delle relazioni clandestine ma anche delle cospirazioni dell’epoca.

L’uomo, avvolto in un mantello rosso che potrebbe simboleggiare la passione o la causa rivoluzionaria, stringe delicatamente la donna, vestita con armoniose tonalità di blu e avorio che suggeriscono purezza e devozione.

Le figure sono immerse in un ambiente oscuro, quasi a significare che la loro passione risplende luminosa in un periodo di incertezza. Il pavimento a scacchiera potrebbe simboleggiare il complesso gioco politico del Risorgimento italiano.

Il successo del bacio

Il significato del bacio di Hayez, almeno secondo questa lettura comune, ne spiega anche il successo: era appena finita la seconda guerra di indipendenza e in quel quadro c’è chi ha visto il bacio di addio del volontario eroe che parte per il fronte e saluta la sua amata. Non sapendo se farà ritorno.

Va detto, poi, che il bacio è di per sé un tema chiave dell’arte, la rappresentazione di un gesto spontaneo di affetto, amore, desiderio e passione fisica. Qualche decenno dopo, per esempio, sarà scelto anche da Klimt per uno dei suoi quadri più celebri.

Ecco, questa opera ebbe un successo clamoroso. Enorme. Hayez venne sommerso di richieste per repliche e nuove versioni. A cui il pittore fu ben lieto di dare una risposta positiva, godendosi il successo e gli incassi. Non è stato, tra l’altro, un caso unico nella sua carriera: gli capitò anche altre volte di produrre repliche, ben pagate, di suoi quadri di successo.

Per questo sappiamo, con certezza, che esistono altre versioni del Bacio di Hayez.

La numero due è la versione Mylius data 1861, commissionata dall’imprenditore Federico Mylius oggi parte di una collezione privata. Si distingue perché la ragazza indossa un abito bianco: c’è un certo richiamo alla bandiera italiana, visto che il ragazzo indossa invece un mantello verde e una calzamaglia rossa. Può darsi che Hayez volesse cavalcare l’interpretazione “risorgimentale” della propria opera, oppure che ci fosse una richiesta specifica del committente.

La versione tre venne aggiudicata per 1,865 milioni di dollari in un’asta da Christie’s nel 2016. Fu dipinta nel 1867 per l’Expo di Parigi e aggiunge alla scena un velo gettato sugli scalini e una mezza colonnina alle spalle dei protagonisti, in più sposta la bifora sullo sfondo. Hayez la conservò fino alla sua morte, poi finì addirittura nella famiglia dello zar di Russia.

La versione quattro è il Bacio affidato dal pittore ad Adele Appiani (una sua amante), di cui si sono perse le tracce.

La quinta versione sarebbe datata 1859 e si caratterizzerebbe per le piccole dimensioni, 55 x 40 cm. Un catalogo delle opere di Hayez, datato 1994, la attribuisce a Carolina Zucchi, anche lei amante dell’infaticabile pittore, e ipotizza che sia ancora presso gli eredi anche dopo oltre 160 anni.

Il bacio di Hayez a Como

Bacio Francesco Hayez Villa Carlotta

Un altro “bacio” di Hayez, infine, è visibile presso Villa Carlotta, sul Lago di Como: il titolo del quadro è “L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta”. Il quadro è del 1823 (lo vedete nella foto qui sopra) e per la posa evoca sicuramente i più celebri baci successivi. 

Abbiamo finito? Assolutamente no. Perché poi ci sono le versioni ad acquarello del bacio di Hayez. Una, datata 1859, è esposta alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Ma poiché Hayez, di fronte al grande successo della sua opera, ne realizzò diverse copie, è possibile che anche delle versioni ad acquarello ci siano altre repliche ed esemplari.

Ed è assai probabile che di questi acquerelli ne esistano altri, chissà dove.

Gli altri baci di Brera

Nella stessa Pinacoteca di Brera troviamo anche altri due baci collegati all’opera di Hayez.

Uno è il “Triste Presentimento” di Gerolamo Induno. Osservando bene questo quadro, dietro la ragazza protagonista del dipinto e accanto al busto di Garibaldi, c’è un quadretto che raffigura proprio il bacio di Francesco Hayez. Un omaggio che Gerolamo Induno fa a Francesco Hayez e alla sua opera più famosa.

Un ulteriore bacio si trova fuori dal fuori dal Palazzo di Brera: guardando il Palazzo, nella piazzetta sulla destra, dal 1890 c’è un monumento commemorativo dedicato a Francesco Hayez che per anni è stato uno degli insegnanti l’Accademia di Brera. L’opera è stata realizzata da Francesco Barzaghi e sul lato sinistro, inciso nel bronzo, c’è proprio il celebre “Bacio” del maestro.